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In dialogo con Benjamin Gilmartin e Massimo Alvisi
Luca Molinari intervista Benjamin Gilmartin (Diller Scofidio + Renfro) e Massimo Alvisi (Alvisi Kirimoto Partners) in occasione del workshop di apertura del concorso, UCBM Masterplan International Design Competition, 14 e 15 March 2018, Roma.

Luca Molinari (LM): Quindi, Diller Scofidio + Renfro e Alvisi Kirimoto Partners sono insieme in questa competizione, un fantastico mix tra due realtà diverse. Iniziamo dalle vostre esperienze, in questo caso stiamo pensando a un edificio comunitari, a una prospettiva contemporanea in cui l’architettura dovrà coinvolgere comunità flessibili e fluide in relazione a un paesaggio diverso, in questo caso, in relazione a un paesaggio di frontiera/sul confine…Cosa ne pensate in base alla vostra esperienza? Non sto parlando di questa competizione, ma di cosa significa per voi lavorare sul paesaggio contemporaneo e sul tema delle comunità fluide?
 
Benjiamin Gilmartin (BG): Una domanda molto interessante, a Diller Scofidio + Renfro, normalmente lavoriamo di fatto più su scenari urbani come per il progetto della High Line di New York e il recente Parco Zaryade Park a Mosca. Penso che la cosa più interessante per noi è che ogni progetto è unico, le idee nascono dal sito di progetto e noi facciamo ricerca anche quando fuori dal sito… questa è una vera opportunità di fare un progetto diverso ma sempre portando avanti alcuni valori: il coinvolgimento, la dissoluzione dei confini tra interno e esterno attraverso modelli di coinvolgimento coinvolgimento delle comunità circostanti in un contesto culturale e geografico diversi da quelli che abbiamo affrontato in passato.
 
LM: Tu hai una prospettiva diversa, cosa ne pensi della necessità dell’architettura di coinvolgere le comunità che cambiano?
 
MASSIMO ALVISI (MA): Sì, penso che qui ci siano tre principali sfide interessanti. La prima è lavorare su un’area suburbana, un'area suburbana atipica per Roma. Il secondo è che abbiamo un bellissimo paesaggio. La terza è il programma funzionale. Quindi, è molto importante trovare un modo, un approccio umanistico per combinare tutti questi livelli…e questa è la cosa più interessante per me.
 
BG: L’altra dimensione interessante è la comunità che vive intorno (al campus), un’area suburbana, con una certa bellezza bucolica…poi il tema della salute e della cura attraverso il paesaggio che ha un incredibile ruolo nel progetto.
 
LM: Quindi, si potrebbe parlare del progetto come cura di un territorio che necessita un approccio diverso. In questi due giorni abbiamo visitato il Campus e oggi l'area di progetto: qual è la tua impressione, quali le prime sensazioni e reazioni rispetto a ciò che hai visto?
 
BG: Incredibile! E per te?
 
MA: Penso che sia, prima di tutto, un'eccellenza, siamo in un edificio molto speciale con una quantità incredibile di attività di alto livello a Roma, e penso anche in Italia. Quindi, questa è un tema molto forte da recepire nel progetto: eccellenza, paesaggio e anche le comunità di cui parlavate. Sono rimasto molto colpito dal modo in cui questi tre elementi già lavorano e noi dobbiamo cercare di amplificare, migliorare e ottimizzare questi aspetti.

LM: Bene, fantastico! Non vediamo l’ora di vedere il vostro progetto

BG: Siamo entusiasti…
 
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